venerdì 26 marzo 2010

Un nuovo gioco.

Ahhh! Venerdì!
Un nuovo gioco di parole ci attende alla fine di questa faticosa settimana in cui non ho fondamentalmente scritto nulla.
Ma voi non vi offendete, vero? Ho deciso di prendermi un po' di pausa...

Il gioco di oggi lo rubo da Lorenzo.

Vi spiego le regole con un esempio.
Si prende una parola dall'etimologia incerta, tipo la parola "Fuck".

La si fa diventare una sigla, tipo "Fornicating Under Consent of King".
Si inventa una storiella che possa giustificare la sigla, tipo:

Un tempo, poiché le risorse alimentari erano scarse, per potere avere dei figli, in molte città occorreva richiedere un'autorizzazione. Le coppie che volevano avere un bambino, dunque erano costrette a chiedere un apposito permesso reale, di solito rilasciato da un funzionario locale, per la "Fornicazione con consenso reale".

Si noti che l'etimologia della parola in questione è talmente poco chiara che molte persone ritengono che la storiella (che è una leggenda metropolitana) sia effettivamente vera.

Ora, in Italiano la cosa è forse un pochino più difficile, ma proviamo a giocare tutti insieme: qualcuno cominci col proporre una parola dall'etimologia strana e poi andiamo avanti...

Nel caso mi venisse qualcosa in mente, sappiate che stavolta partecipo anche io.

EDIT: ecco che mi è venuto in mente qualcosa:
sapete cosa vuol dire la parola "Nano"? "Non Alto Né Ottuso"
Si sa che i nani sono sempre stati usati come fenomeni da baraccone, come mostri e da sempre sono stati derisi o insultati (per chi non se la ricordasse, consiglio la canzone "Un giudice", di de Andrè). Si sa anche che il posto da giullare di corte era molto richiesto, perché un buon giullare in qualche modo rivestiva comunque una posizione privilegiata. Quel che è meno noto, però, è che si presentavano tutti i tipi di persone per ricoprire la mansione e dunque, in un momento non meglio precisato della storia, si cominciò a diffondere l'usanza di richiedere a coloro che aspirassero alla posizione una sorta di autorizzazione, che attestasse che il candidato fosse sufficientemente basso da divertire i reali e sufficientemente intelligente da sollazzarli con battute di spirito originali. Così, chi volesseanche solamente aspirare a diventare buffoni di corte, doveva essere ufficialmente dichiarato "NANO".

Stay tuned,
M

lunedì 22 marzo 2010

Facciamo i conti

Rimando ancora un post che volevo scrivere da diversi giorni per parlare di numeri.

Dei numeri della manifestazione del PdL di sabato scorso.

Premetto che quello che sto per dire non si discosta molto da quello che è scritto qui, ma ve ne voglio parlare lo stesso perché queste riflessioni mi è capitato di farle con mio padre a tavola qualche giorno fa, prima di leggere l'articolo del Corriere.

Gli organizzatori strombazzano (anzi hanno cominciato a strombazzare già durante la manifestazione, come sempre succede) numeri da capogiro: "siamo ben più di un milione". Ma la questura non è precisamente d'accordo.
La cosa non è certo una novità,  quel che stupisce, semmai, è che negli ultimi anni il divario tra i dati dichiarati dalgli organizzatori delle varie manifestazioni e quelli ufficiali del Viminale è andato sempre più ampliandosi.
Eppure ultimamente che io mi ricordi la questura non ha mai dichiarato 150000 presenze come ha fatto sabato.
Dunque perché Gasparri se la prende tanto, al punto da sostenere che il questore fosse "in preda ad una crisi etilica"?
A prescindere dal fatto che, a giudicare dalle (poche) immagini disponibili, i numeri sparati dal palco di piazza S. Giovanni fossero un'evidentissima esagerazione (si è trattato senz'altro di una grandissima manifestazione in termini numerici, ma non è che la piazza precisamente trabboccasse), visto che i nostri eroi se la son presa tanto, è bene puntualizzare qualche principio fondamentale dell'aritmetica.

Un milione di persone sono tante. Tantissime.
Ammettiamo una densità media di 4 persone a metro quadro (e credetemi, 4 persone a metro quadro in media sono un folla da crisi di panico), ci vogliono 250 mila metri quadri per contenerle.
Duecentocinquantamila.
Ovvero un quadrato di 500 metri di lato.
A piazza S. Giovanni (e dintorni) non ci sono abbastanza metri quadrati per contenere un milione di persone.
Punto e basta.
Ammettendo che la piazza fosse stata interamente coperta dalle persone (e in realtà non lo era nemmeno per metà), sabato si sarebbero avuti a disposizione 43.000 metri quadri (sto andando per eccesso).
Il che vuol dire che, a sentire il buon Gasparri, c'era una densità di oltre 23 persone per metro quadrato.

Immaginate di far entrare 23 persone in una cinquecento.

Fatto?

Sappiate che a quanto pare sabato stavano più stretti di così.

Ho paura (ed è più o meno la prima volta che mi capita) che la questura avesse ragione.

C'è da aggiungere che se uno promette in campagna elettorale che "vuole vincere il cancro" (e non parla di una sua malattia, sostiene proprio che vuole risolvere il problema per i milioni di Italiani che ne son colpiti), ci si può aspettare che faccia entrare 23 e più persone in una cinquecento.

Mi domando cosa prometterà la prossima volta.

Forse la resurrezione dei morti.


Stay tuned,
M

venerdì 19 marzo 2010

Vi sfido a parole #2

Basta così: avevo detto che avrei aspettato il commento di Baol prima di pubblicare una nuova lista di parole per giocare, ma ho cambiato idea. Sono certo che non se la prenderà :)
Le regole le conoscete (e le trovate qui): io vi scrivo 10 parole a caso e voi ci fate una ministoria, usandole tutte e 10, e la inserite nei commenti evidenziando in grassetto le parole della lista.
Sgranchitevi le meningi e dateci dentro.
Ecco la lista:
  1. Un vecchio amico mio.
  2. Trave
  3. Vespa
  4. Barbaro
  5. Stampa
  6. Innocente
  7. Sposato
  8. Donne
  9. Triplo
  10. Orto
Ovviamente siete liberi di usare le parole come meglio vi pare (ad es. Stampa può essere sia sostantivo che verbo).
Stay tuned e a lunedì,
M

Comunicazioni di servizio

Oggi ho pensato un paio di cose per il mio blog.
La prima è che, per quanto nel mese passato abbia cercato di scrivere qualcosa tutti i giorni, finisce sempre che nel weekend non ne ho voglia. E spesso non scrivo.
E quindi rendo la cosa ufficiale: il sabato e la domenica MiKo's World riposa (salvo casi eccezionali), anche se ci sono sempre per i commenti, purché sia in un posto internetmunito.
Così sono assolutamente sicuro che mi verrà voglia di scrivere praticamente solo di sabato e domenica :).
La seconda cosa che ho pensato è che mi piacciono i giochi di parole, e non è una novità.
Per cui ho deciso di dedicare il venerdì ai giochi di parole, in modo da prepararci al fine settimana e, nel caso di oggi, per stemperare un po' l'amarezza del mio post di due giorni fa.
Quindi più tardi si gioca, non so ancora se fare un altro gioco oppure presentare una nuova lista per "Vi sfido a parole".
Ovviamente, conoscendomi, questi due pensieri che ho fatto e queste due decisioni potrebbero durare esattamente quanto un mio pensiero.
Cioè molto, molto poco, ma per ora mi sento deciso.
A piuttard
M

mercoledì 17 marzo 2010

Cervelli: in fuga!

Prima di tutto guardate questo:



MiKo, 29 anni.
Laurea con lode (vecchio ordinamento in tre anni e una sessione) e dottorato in matematica.
Dottorato, come dicono in Italia, perché il suo è durato 4 anni e non tre come il PhD (vieto a chiunque di puntualizzare).
MiKo ha deciso di studiare in Italia, perché che cavolo, magari se mi impegno, se sono davvero bravo, riesco a dimostrare a tutti che anche in Italia c'è speranza, anche se si sa che l'Italia non è il massimo nella ricerca in nessun campo.
MiKo sa che sarà dura ed è disposto a rinunciare a studiare la materia che avrebbe voluto in favore di qualcosa di più "spendibile". MiKo ha avuto la fortuna di incontrare un collega e amico bravissimo e un professore che nel suo campo è un'autorità, uno di quelli che la materia l'ha fondata, uno di quelli che fanno ricerca perché la amano follemente.
Quello che MiKo non sa, però, è che essere bravi non conta più nulla.
Quello che MiKo non sa è che lo prosciugheranno dall'interno.
Quando MiKo ha iniziato l'università, aveva il folle sogno (tutti abbiamo sognato follemente a 18 anni, non venitemela a raccontare) di riportare a un livello di eccellenza la matematica nella sua città.
Quando MiKo si è laureato, i suoi sogni erano molto più ragionevoli, ma si sentiva giovane, intelligente, pieno di energie e pronto a conquistare il mondo. E pensava che forse non avrebbe fatto rivoluzioni, ma che avrebbe potuto contribuire a migliorare il suo dipartimento e la sua città, perché lui, ne era convinto più che mai, sarebbe diventato ricercatore nella sua città e avrebbe perseguito una brillante carriera da accademico e da scienziato.
Durante il dottorato ci spera ancora, ma non fa più sogni di carriere folgoranti, si accontenterebbe di poter fare il lavoro per cui ha studiato tanti anni, possibilmente in Italia.
Alla fine del dottorato, MiKo ha già un numero significativamente più alto (e tutte su riviste internazionali con referee) di quelle con cui quel ministro che lo chiama fannullone tutti i giorni è diventato professore. Eppure non sa se né lui né il suo amico e collega (quello bravo) riusciranno a fare quel lavoro per il quale han tanto studiato. In Italia o altrove.
Oltre un anno dopo il dottorato, MiKo si ritrova ad aspettare più di due anni per elemosinare pochi spiccioli per un progetto. E sentirsi rispondere che il suo progetto è "finanziabile, ma non finanziato per mancanza di fondi" solo perché ha avuto la malaugurata idea di non insistere per farlo "seguire" da chi di dovere. E masticare amaro scorrendo la lista dei progetti finanziati nel suo dipartimento.
Oltre un anno dopo il dottorato, MiKo è stanco di pacche sulle spalle, di vedere bocciate richieste di miseri finanziamenti, pur con ottimi giudizi.
"L'idea è buona, ma i soldi li diamo a qualcun'altro".

MiKo non è nemmeno più incazzato, MiKo è stanco.

Svuotato.

Qualche giorno fa parlando con una persona amica, a MiKo è stato chiesto se ci sono cose per cui rinuncerebbe ai suoi sogni.
Sapete qual è la cosa peggiore di tutte?
Riflettendo sulla domanda, MiKo si è reso conto che non sa più quali siano, i suoi sogni.

Per quanto melodrammatico possa sembrare.

Io non so se tra i miei lettori ci siano persone che si devono ancora laureare e decidere cosa fare dalla propria vita. Se per caso ce ne dovessero essere, vi dico: andate via dall'Italia e lasciate affondare questo paese.

E, credetemi, lo scrivo con le lacrime agli occhi.

Scusate lo sfogo un po' patetico: è un'amarezza momentanea e mi passerà, ma il mio blog mi serve anche per questo.

"C'è un'Italia che lotta per i propri sogni. Noi siamo al suo fianco."

Ma vaffanculo.
M

Pillole di psicopatologia corale #4

Ciao mondo! Ti sono mancato? Non ho scritto per tre giorni, ma che ci volete fare: "è il fine settimana, bellezza". In compenso sono tornato, acido come uno yogurt scaduto e pronto a riprendere la mia carrellata di personaggi corali...
Vabbe', non esageriamo, diciamo che sono tornato e basta.
In questo post (ATTENZIONE: potrebbe essere l'ultimo della serie) si parla di compositori. Non sono personaggi che fanno direttamente parte del coro (non sempre almeno), ma lo influenzano talmente tanto che non potevo non parlarne.

Per coloro che si fossero messi solo ora all'ascolto, le altre puntate della serie le trovate qui, qui e qui.

DISCLAIMER:
Davvero è necessario ripetere che non voglio offendere nessuno e che comunque mi ispiro alla realtà? No, non lo è, ma lo dico lo stesso: non vi offendete. E se vi offendete perché vi sentite chiamati in causa, probabilmente avete ragione :).


venerdì 12 marzo 2010

Il dito e la luna

C'è un sipario che s'alza e un sipario che cala
si consuma la corda e la tela
se per noi vecchi attori e vecchie attrici
i ricordi si fan cicatrici
non è il senno di poi che ci aiuta a correggere
con il tempo ogni errore che nel tempo si fa
mentre ancora chi guarda nel silenzio allibito
già sussurra "L'artista è impazzito"
come i gatti di notte sotto stelle sbiadite
crede forse di aver sette vite
quando invece col dito indicare la luna
vuole dir non averne nessuna.
C'è una sedia da sempre nella fila davanti
riservata per noi commedianti
perchè mai la fortuna ch'è distratta e furtiva
ha avvertito la sera che arriva
nella cinta se mai altri buchi da stringere
e allargare un sorriso se è così che si fa
con la lluce che scende col sipario che cala
si consuma la corda e la tela
si divide d'un tratto da chi ha solo assistito
chi indicava la luna col dito
e ogni volta lo sciocco che di vite ne ha una
guarda il dito e non guarda la luna 

giovedì 11 marzo 2010

Sì, viaggiare (appunti sparsi)

Le nuvole, l'umidità, la stazione, l'aereoporto.
Il mondo dall'aereo.
Le nuvole, dall'aereo.

Quando viaggi da solo il tempo si dilata, si accorci, cambia. Il tempo cambia. A volte anche quando viaggi in compagnia.

Si viaggia per lavoro, per vacanza, per concerti o anche solo per vedere qualcuno per qualche ora.
Ma tutti questi viaggi hanno una cosa in comune: il viaggio.

E il viaggio dovrebbe sempre essere un'occasione da sfruttare. Da sfruttare fino in fondo. Si dovrebbe, secondo me, fare ogni tanto un viaggio per il solo fine di viaggiare.

Chi viaggia per lavoro rischia di far diventare viaggi di lavoro anche i viaggi fatti per piacere. Questo non dovrebbe succedere. Dovrebbe succedere il contrario.

Il tempo si restringe, il tempo si dilata. Hai tempo per notare le cose.
Le diverse tonalità di verde-grigio degli alberi dietro la foschia. Le nuvole dall'oblò dell'aereo, con le montagne che svettano in un mare di ovatta grigia.
Persino la nebbia.

Viaggia in aereo, treno, nave, macchina, slitta, kayak o come ti pare, ma viaggia. Cresci.

Il tempo si dilata, il tempo si restringe. Un viaggio può essere talmente stimolante da essere finito prima di riuscire a fissare su carta i tuoi pensieri.

Una signora con un piccolo cane si è seduta non lontano da me. Il cagnetto è subito saltato in braccio al signore accanto, che ha interrotto la lettura del suo quotidiano per fargli le coccole.

Due ore di ritardo possono fare strani effetti.

Viaggiare, viaggiare, viaggiare.
M

mercoledì 10 marzo 2010

Pillole di psicopatologia corale #3

In questa terza puntata della serie (per chi se le fosse perse, le altre sono qui e qui), parliamo per la prima volta di personaggi non cantori.

In particolare, questa volta parliamo di direttori.
Pensavo che oggi avrei inserito nel mio post anche i compositori, ma prendere in giro i direttori mi ha preso talmente la mano che mi son trovato a scrivere  fin troppo senza alcun bisogno di parlare di altri. Il che non è sorprendente, visto che i direttori sono noti per la loro prolissità, cosa che li rende tra i più temuti intasatori di caselle email...


IL SOLITO DISCLAIMER:
Blablabla... mi ispiro alla realtà... blablabla... non vi offendete ...blablabla.
Bla.


martedì 9 marzo 2010

Una musica può fare...

Non so come dirlo altrimenti ma io questa canzone qui, ed in particolare il giro iniziale,



la trovo una delle canzoni più sexy in assoluto. Poche note, ben piazzate.
Eppure ci sono milioni di canzoni che, almeno nell'argomento, in teoria dovrebbero esserlo di più...

E invece io trovo che queste tre note siano terribilmente sensuali.

A voi ve ne vengono in mente altre di canzoni così?

Canzoni che indipendentemente dal testo o dall'argomento trattato vi risultano maledettamente intriganti.

Stay tuned,
M

sabato 6 marzo 2010

Di cosa avrei voluto parlare

Oggi avrei potuto pubblicare il terzo post della mia miniserie dedicata ai personaggi che frequentano i cori italiani.

Oppure avrei potuto parlarvi di quanto mi abbia fatto arrabbiare questo video.

Oppure avrei potuto commentare questo pasticciaccio brutto delle elezioni regionali.

Vi avrei potuto raccontare di un'opera semisconosciuta della prima metà del '700, tale "Achille in Sciro".

E invece no.

Un po' troppo gin tonic mi migliora l'umore, ma mi annebbia un po' i pensieri.

Sappiate, però, che tornare a casa cantando un coro d'opera a tre voci (ne mancava una in effetti) è un'esperienza da provare :)

Stay tuned and sober,
M

giovedì 4 marzo 2010

Pillole di psicopatologia corale #2

Eccoci arrivati alla seconda puntata di questa miniserie dedicata ai loschi personaggi che costituiscono gli ingredienti di ogni coro italiano che si rispetti (o no)...

Per chi se lo fosse perso, il primo post è qui.

Come al solito, prima di iniziare a sparlare delle corde maschili, ovvero bassi e contralti, è d'obbligo il

DISCLAIMER:
Ancora una volta, non posso esimermi dal dichiarare che, per quanto quanto scrivo corrisponda assolutamente a verità (più o meno) e ci sia il serio rischio di riconoscere persone nei miei sfottò, non c'è nessuna intenzione di offendere. Se per caso vi offendete, vorrà dire che sfotterò un po' di più :P


mercoledì 3 marzo 2010

Fortunatamente, sfortunatamente.

Vi aspettavate il seguito del post di ieri, nevvero?

E invece no. Visto che sono sadico, vi lascio sulle spine almeno fino a domani :)

Per ingannare l'attesa, però vi voglio proporre un nuovo gioco di parole che ho trovato per caso su wikipedia. Si chiama "Fortunatamente, sfortunatamente" ed è stato inventato inventato verso la fine degli anni '80 alle riunioni della National Puzzlers' League (non è meraviglioso il solo fatto che una cosa del genere esista?).

Vi spiego le regole semplicissime, traducendo e rielaborando la pagina di wikipedia.
Si gioca in gruppo, in numero dispari (o con qualche variante).

La prima persona inizia con una frase (es. "Un giorno, John entrò nel negozio di scarpe")
La seconda prosegue descrivendo un evento sfortunato (es. "sfortunatamente, gli cadde in testa un frigorifero")
La terza descrive un evento fortunato (es. "fortunatamente, però, il frigorifero era di zucchero filato")
La quarta descrive un evento sfortunato (es. "sfortunatamente conteneva degli aghi avvelenati")
La quinta uno fortunato (es. "fortunatamente gli aghi erano di gelatina")
E così via, senza una fine esplicita.

Proviamo la variante da blog? Non abbiamo nemmeno bisogno di un turno: chi vuole interviene; se per caso si creano accavallamenti (tipo due "fortunatamente" di seguito), cancello d'ufficio i commenti postati dopo, lasciando solo il primo (oppure, se preferite, potete farlo da soli).

Comincio io:

Era inverno e MiKo aspettava l'autobus seduto alla fermata

ed ora potete anche levarmi lo sfizio di farmi cadere addosso pianoforti, frigoriferi o quant'altro :)

Let's play,
M

martedì 2 marzo 2010

Pillole di psicopatologia corale #1

Dato che qui dovrei in teoria parlare del mio mondo (da cui il titolo del blog), ho deciso di scrivervi una miniserie di post su quelle che sono le varie manie, follie, idiosincrasie e qualsiasi altra parola in "ie" vi venga in mente del mondo corale italiano.
In particolare voglio descrivervi un po' quali sono i ruoli che formano un coro che si rispetti e le peculiarità psico--- (riempire con un suffisso a scelta) che li caratterizzano.
Perché, per quanto possa sembrare strano, cantare in un ruolo vi farà inevitabilmente precipitare in una categoria comportamentale.
Probabilmente si tratta di una questione di risonanze che influenzano il funzionamento del cervello.
O per lo meno il funzionamento dell'interno del cranio, nel caso dei tenori.

DISCLAIMER:
Questo post è ricco di cliché, luoghi comuni e battute acide e di cattivo gusto, ma non si vuole offendere nessuno: si fa per ridere. Ogni riferimento a fatti o cose reali, tuttavia, è probabilmente intenzionale.


lunedì 1 marzo 2010

AUGURI MIKO'S WORLD!

Signore e signori, ho il piacere di annunciarvi che questo è il mio centesimo post su MiKo's World!

A giudicare da come si trascinavano stancamente le cose qualche mese fa, pensavo ci avrei messo molto più tempo a raggiungere questo traguardo.
E invece eccoci qua: 100 post in un po' più di due anni di vita di questo blog.

Ho dunque deciso di fare un piccolo regalo al mio diario-segreto-nemmeno-un-po' digitale: una pagina "about". Sapevate che si possono inserire fino a 10 pagine statiche su blogger (in stile wordpress)? Io l'ho scoperto per caso un mesetto fa, ma ho voluto aspettare un'occasione speciale per sfruttare la possibilità :).

Ah, quanti ricordi, quanto tempo speso a guardare l'editor dei post...

Visto che questo non è altro che un post autocelebrativo, adesso vi ammorbo anche con un bel discorso, come in ogni celebrazione che si rispetti.

The story so far...

Ricordo ancora quando questo blog era nient'altro che uno spazio azzurrino nella mia testa...
Tutto cominciò nell'autunno 2007, quando mi sono ritrovato in quel di Fort Worth TX per un periodo di ricerca presso la University of North Texas.
Allora non leggevo né tantomeno scrivevo blog e anzi ne conoscevo a stento l'esistenza.
Trovandomi in Texas da solo e senza macchina, ho cominciato, più per riempire il mio tempo libero che altro, a scrivere il mio primo blog, MiKo goes to Texas, mosso dallo e da tutte le cose nuove che mi saltavano addosso nella mia esperienza all'estero.
Piano piano mi sono reso conto di avere persino qualche lettore.
E vi lascio immaginare la mia sorpresa quando ho ricevuto il mio primo commento da uno sconosciuto.
Da allora non ho più smesso di leggere blog. A partire da quel commentatore misterioso ho cominciato a scoprire un mondo che non conoscevo, ho scoperto che c'era qualcuno che teneva un blog della sua esperienza texana da poche decine di miglia di distanza da me, ho conosciuto chi mi avrebbe tenuto compagnia sul transoceanico volo di ritorno e così via...

E poi sono tornato in Italia e MiKo goes to Texas ha conosciuto la sua fine naturale.

Ma ormai ci ero dentro fino al collo; pur avendo molti meno spunti di ispirazione intorno a me, ho deciso che il mio blog mi mancava.

E così, senza ben sapere cosa ci sarebbe stato dentro, è nato MiKo's World.

E per oltre un anno ha fondamentalmente sonnecchiato.

Ma poi, dopo aver letto e riletto di blog, di prendere appunti, di scrittura e varie altre amenità ho cominciato a curarlo di più, a scrivere più spesso, a inventarmi argomenti, persino a scrivermi in anticipo i post.

Perché mi piace.

E così siamo arrivati a 100.

E dunque auguri, MiKo's World, e cento di questi post.

Let's celebrate,
M