mercoledì 17 marzo 2010

Cervelli: in fuga!

Prima di tutto guardate questo:



MiKo, 29 anni.
Laurea con lode (vecchio ordinamento in tre anni e una sessione) e dottorato in matematica.
Dottorato, come dicono in Italia, perché il suo è durato 4 anni e non tre come il PhD (vieto a chiunque di puntualizzare).
MiKo ha deciso di studiare in Italia, perché che cavolo, magari se mi impegno, se sono davvero bravo, riesco a dimostrare a tutti che anche in Italia c'è speranza, anche se si sa che l'Italia non è il massimo nella ricerca in nessun campo.
MiKo sa che sarà dura ed è disposto a rinunciare a studiare la materia che avrebbe voluto in favore di qualcosa di più "spendibile". MiKo ha avuto la fortuna di incontrare un collega e amico bravissimo e un professore che nel suo campo è un'autorità, uno di quelli che la materia l'ha fondata, uno di quelli che fanno ricerca perché la amano follemente.
Quello che MiKo non sa, però, è che essere bravi non conta più nulla.
Quello che MiKo non sa è che lo prosciugheranno dall'interno.
Quando MiKo ha iniziato l'università, aveva il folle sogno (tutti abbiamo sognato follemente a 18 anni, non venitemela a raccontare) di riportare a un livello di eccellenza la matematica nella sua città.
Quando MiKo si è laureato, i suoi sogni erano molto più ragionevoli, ma si sentiva giovane, intelligente, pieno di energie e pronto a conquistare il mondo. E pensava che forse non avrebbe fatto rivoluzioni, ma che avrebbe potuto contribuire a migliorare il suo dipartimento e la sua città, perché lui, ne era convinto più che mai, sarebbe diventato ricercatore nella sua città e avrebbe perseguito una brillante carriera da accademico e da scienziato.
Durante il dottorato ci spera ancora, ma non fa più sogni di carriere folgoranti, si accontenterebbe di poter fare il lavoro per cui ha studiato tanti anni, possibilmente in Italia.
Alla fine del dottorato, MiKo ha già un numero significativamente più alto (e tutte su riviste internazionali con referee) di quelle con cui quel ministro che lo chiama fannullone tutti i giorni è diventato professore. Eppure non sa se né lui né il suo amico e collega (quello bravo) riusciranno a fare quel lavoro per il quale han tanto studiato. In Italia o altrove.
Oltre un anno dopo il dottorato, MiKo si ritrova ad aspettare più di due anni per elemosinare pochi spiccioli per un progetto. E sentirsi rispondere che il suo progetto è "finanziabile, ma non finanziato per mancanza di fondi" solo perché ha avuto la malaugurata idea di non insistere per farlo "seguire" da chi di dovere. E masticare amaro scorrendo la lista dei progetti finanziati nel suo dipartimento.
Oltre un anno dopo il dottorato, MiKo è stanco di pacche sulle spalle, di vedere bocciate richieste di miseri finanziamenti, pur con ottimi giudizi.
"L'idea è buona, ma i soldi li diamo a qualcun'altro".

MiKo non è nemmeno più incazzato, MiKo è stanco.

Svuotato.

Qualche giorno fa parlando con una persona amica, a MiKo è stato chiesto se ci sono cose per cui rinuncerebbe ai suoi sogni.
Sapete qual è la cosa peggiore di tutte?
Riflettendo sulla domanda, MiKo si è reso conto che non sa più quali siano, i suoi sogni.

Per quanto melodrammatico possa sembrare.

Io non so se tra i miei lettori ci siano persone che si devono ancora laureare e decidere cosa fare dalla propria vita. Se per caso ce ne dovessero essere, vi dico: andate via dall'Italia e lasciate affondare questo paese.

E, credetemi, lo scrivo con le lacrime agli occhi.

Scusate lo sfogo un po' patetico: è un'amarezza momentanea e mi passerà, ma il mio blog mi serve anche per questo.

"C'è un'Italia che lotta per i propri sogni. Noi siamo al suo fianco."

Ma vaffanculo.
M

11 commenti:

Gio ha detto...

Sai Miko, io mi sono laureato in fisica con qualche difficoltà anche causa problemi di salute non proprio banali.

Ho passato due anni lavoricchiando a gratis all'università - prima fisica poi matematica - nell'attesa di un'ipotetica assunzione come 'tecnico' per fare ricerca.

Il dottorato temevo fosse troppo pesante per me.
Beh, a un certo punto mi sono rotto.
Ho mandato CV in giro: USA, Europe.
Nonostante i miei problemi di salute, ho trovato, a 28 anni, un PhD in uno degli istituti più prestigiosi d'Europa.
In Italia era un continuo elemosinare, un continuo vedersi subito classificato come 'un po' disabile' e quindi 'inutile'.
La mia tesi di laurea i miei vecchi prof, l'hanno presentata a 3 congressi - cui non sono andato perchè mancavano i soldi.
Qui è un altro universo.
E lo è per me, un mezzo catorcio perfino mediocre dopotutto come fisico.
Restare in Italia è da PAZZI se si vuole fare ricerca.
PS: cmq. il mio PhD minimo sarà 4 anni ;-)

Cmq: sei giovane, sano, intelligente: perchè rimanere in Italia?

A presto.

Gio

fudo ha detto...

Il problema, Gio, è che magari uno a quell'accidente di Paese dov'è cresciuto, o magari anche solo alla città, un po' ci tiene. E questo lo porta a sperare che le cose possano migliorare, e a voler partecipare attivamente a questo cambiamento piuttosto che fuggire pensando a sé stessi e lasciando che l'Italia vada in rovina per i fatti suoi.
Questi, almeno, sono i sogni all'inizio. Poi diventa sempre piú faticoso crederci, come ben descritto da MiKo. E alla fine c'è chi decide di cambiare mestiere o Paese, o perché materialmente non ha altra possibilità, o perché non ce la fa piú a giustificare l'ulteriore fatica inutile solo con l'attaccamento al luogo e alle persone. Sia chiaro, la mia non è assolutamente una critica a quanto hai scritto: non potrei permettermi, dato che scrivo dal Canada… anche se spero ancora di tornare, e che le cose si mettano al meglio per me, per il mio aMiKo e per il mondo della ricerca in generale.
Detto questo, lo spot fa incazzare anche me, perché la possibilità di tornare non me la darà certo la mia sola forza di volontà, né Intesa Sanpaolo!

Elisen ha detto...

Mi fa molta tristezza questo post ma ringrazio Miko per averlo scritto. Io alla ricerca c'ho rinunciato ancora prima del dottorato malgrado voglia e presupposti, un pò per gli stessi motivi che ora sconto comunque sulla mia pelle, tramite quella di mio marito che invece è ricercatore. Purtroppo non credo che il mondo della ricerca sia molto diverso in qst momento da altri mondi lavorativi in Italia. Io sono scappata dal mondo del teatro disgustata da meccanismi non molto diversi da quelli accademici (favoritismi, aggangi politici, ricerca di fondi etc). Ma volendo parlare nello specifico aggiungo solo una riflessione che è mia, nostra anzi. Chi va all'estero non ci va perché non crede più nel suo paese o non lo ama, anzi. E' solo che a un certo punto ti svegli e ti accorgi che stai sbattendo la testa nel muro e che fa male, troppo male. E' una questione di sopravvivenza. E poi si va all'estero in tanto modi: anche pensando di poter ritornare alla prima buona occasione. Chi dice che le scelte sono per sempre?

fudo ha detto...

Pienamente d'accordo, infatti non accusavo né Gio, né me stesso, né altri di «non crederci piú». Come dicevo, spesso si «fugge» per necessità.
Questo mi fa pensare a un altro punto fastidioso dello spot: sembra che il protagonista scelga di migrare negli USA solo perché lí «è il massimo», e non perché in Italia avesse qualche problema.

MiKo ha detto...

@Gio Il perché lo ha ben esposto fudo: io, nonostante tutto, alla mia città ci sono affezionato. E davvero avrei voluto migliorarla con il mio contributo.

@Elisen Hai ragione, non lo ha detto nessuno. Ma una volta che me ne sono andato per lo schifo, cosa dovrebbe invogliarmi a toranare?

andima ha detto...

lo spot e' irritante per diversi motivi ma la tematica e' abbastanza delicata, io sono dell'idea che ognuno di noi ha una propria bilancia sulla quale pesare compromessi, e allora clima, cibo, amicizie, famiglia, lavoro, hobby e cosi' via diventano tutte variabili nella nostra equazione di felicita', se la bilancia pende dal sorriso vuol dire che stiamo bene, anche se qualcosa non va benissimo, le altre cose bilanciano bene e non si sente il bisogno di andare altrove, di cambiare, di provare a rivoluzione in cerca di nuovi compromessi. Quando poi pero' la bilancia inizia a pendere dall'altro lato, negli umori grigi, in lamentele continue o soltanto perche' certi compromessi non li si vuole piu' accettare, allora scatta lo stimolo di cambiare. Nessuna scelta e' sbagliata, perche' e' una scelta personale, secondo quella bilancia che gli altri non sanno o possono soltanto percepire, ma poi il peso di certi compromessi e' interiore e spetta a ciascuno la decisione finale.
Ora, al di la' di questa metafora e evitando anche di non essere troppo pesanti:) quello che volevo dire, e' che si potrebbe parlare per ore dell'argomento e riportare esperienze personali, critiche al governo, alle istituzioni, etc, ma alla fine ci vuole una scelta, e non ha torto ne' ragione chi resta o chi parte, ognuno ha la propria equazione di felicita' da risolvere, quindi a ciascuno la propria bilancia!

MiKo ha detto...

@andima: prima di tutto, benvenuto su MiKo's World :)
Hai ragione in quello che dici, il problema è che se in un certo momento storico la bilancia di *tutti* pende verso l'andare via, vuol dire che c'è qualcosa che non va. Che non è una scelta, è un'imposizione.

rcantor ha detto...

carissimi, qualora non lo sapeste, è stato SEMPRE così. trent'anni fa era uguale, e anche venti cinque e venti. e taciamo poi dei Conservatori..(zoccolandia, e ho detto tutto..). l'unica cosa che posso consigliare è :non arrendersi. chi si arrenderà, non tornerà più, o si perderà per strada, magari in una affascinante sinecura di bangcock (ma dei miei compagni di studi arresi per strada, nessuno è poi entrato in Conservatorio, nessuno ha poi fatto il musicista sul serio..) . quanto ai sogni: senza sogni, non si vive sul serio, si vivacchia. ma in quanto fatti di materia inafferabile, i sogni sono destinati a ristrutturarsi continuamente nelle nostre vite... ed è giusto così.

MiKo ha detto...

@rcantor Forse è stato sempre così nei conservatori, ma nella ricerca no. Non più di 10-15 anni fa chi era veramente bravo in qualche modo andava avanti. Adesso non è così. Da quando mi sono iscritto all'università con questa illusione ho visto peggiorare le cose di anno in anno.
Il problema è proprio quello che dici tu: quando ti concentri troppo su un unico sogno e questo viene spazzato via ti ritrovi a vivacchiare. E alla mia età non solo non è giusto, è osceno.
Per fortuna ci sono amici preziosi (e, perché no, anche Gio) che mi ricordano in continuazione in modo più o meno consapevole di non lamentarmi troppo, che c'è chi oltre ad avere gli stessi miei problemi ne ha altri di ben più pesanti.
Solo che a volte mi lascio prendere dallo sconforto lo stesso. E certo il sentirmi preso per il culo dallo spot non aiuta.
Come dice Gio sono giovane, sano e intelligente e, come sai, pieno di interessi; da qualche parte arriverò.
Però il fatto che buona parte di questa intelligenza, salute e gioventù (non solo mie) venga sprecata lo trovo un delitto imperdonabile. L'Italia ha investito un sacco di quattrini per formare me ed è assurdo che poi faccia di tutto per mandarmi via.

Michele ha detto...

Condivido in pieno.
Spot SanPaolo: Ma vaaaffanculo

michele ha detto...

condivido in pieno.
Spot SanPaolo: ma vaaaffanculo