giovedì 1 aprile 2010

Post post(elettorale)

E va bene, il weekend elettorale è passato e ormai i risultati sono noti; è ora di fare qualche piccola riflessione.

Prima riflessione: per quanto Bersani sostenga il contrario, il centrosinistra ha perso e di brutto. Siamo d'accordo che poteva andar peggio, ma il 7-6 con due milioni di voti in meno per il PD è una sconfitta pesante. Sarebbe assomigliato di più a un pareggio (qualunque cosa questo voglia dire) se la "sinistra" avesse preso almeno un governatore tra Lazio e Piemonte, ma così, sinceramente, no.

Seconda riflessione: in Piemonte la Bresso ha perso su Cota per 20000 voti (ma la coalizione di centrosinistra ha preso 10000 voti in più rispetto a quella di centrodestra, dato che sinceramente non saprei come interpretare). Nel PD si lamenta che con i 70000 voti andati al movimento 5 stelle si sarebbe vinto. E chi garantisce che questi 70mila (o anche solo 20mila di loro) avrebbero votato la Bresso? Ma soprattutto, qui non siamo in presenza di una scissione in partitucoli per spartirsi la torta: il movimento in questione è effettivamente qualcosa di nuovo e diverso, almeno per ora. Mi brucia la sconfitta in Piemonte, ma non accetto il dare la colpa ai "grillini". Forse, invece di scaricare la colpa sugli altri (come fa Brunetta con la Lega) si potrebbe provare a imparare qualcosa da questi 70000 (o 90000 volendo contare i voti del candidato piuttosto che quelli di lista).

Seconda riflessione e mezza: Grillo a me non piace, è un populista e secondo me non tutto quel che dice (anzi che urla) è condivisibile. Ma il movimento 5 stelle ha fatto il grande salto (e mi auguro davvero che non segua una grande caduta) dalla piazza ai consigli regionali sapendo contemporaneamente parlare alla pancia/cuore e stabilendo una serie di punti programmatici fermi e chiari su cui sta fondando la propria identità. Due cose che la sinistra non è più capace di fare da tempo. Dopo Prodi (che non è precisamente un trascinatore di piazze) si sono succeduti una serie di leader sempre più insignificanti e poco chiari. Per non parlare dei programmi elettorali: possibile che non si riesca a scegliere un tema che sia uno su cui basare la propria campagna elettorale? Prodi parlava di economia e lotta all'evasione, me lo ricordo bene, ma Veltroni e Franceschini? Qual era il cavallo di battaglia? La politica a bassa voce? Battere Berlusconi? Ma andiamo.
E allora mi ripeto: cerchiamo di imparare qualcosa, da questi 70000 che ci han fatto perdere in Piemonte...

Terza riflessione: forse sarebbe il caso che il PD decidesse una propria identità e su quella fondasse un serio programma. Decidesse che tipo di partito è e la smettesse con questo "meccano delle alleanze" (l'espressione non è mia, l'ho letta da qualche parte su Repubblica, ma non ritrovo l'articolo), cercando di vincere (o di non perdere) solo con l'aritmetica dei voti. Non sono uno di quelli che vorrebbe la testa di Bersani, ma mi piacerebbe sapere chi o cosa è il principale partito dell'opposizione. Vorrei che si decidesse una volta per tutte quali sono i temi generali più importanti per il partito e sulla base di quelli si decidessero le alleanze a cui puntare. Sarebbe ora di avere un leader forte, che prende decisioni anche difficili e le mantiene. Ci sono tre anni per farlo. E soprattutto sarebbe ora di mettere a tacere chi rema contro per vantaggio personale e concentrarsi sul costruire un'entità chiara.
Anche perché non continuerò a lungo a votare per non far vincere la destra.
Che oltretutto vince lo stesso.

Terza riflessione: Berlusconi ha vinto, ma non ha fatto cappotto. E, soprattutto, il PdL è andato male, ritornando ai livelli di 15 anni fa. Un'opposizione degna di tale nome dovrebbe sfruttare l'occasione e approfittare dei tre anni di calma elettorale che ci aspettano (salvo improvvisi capovolgimenti) per costruirsi come alternativa forte e per fare pelo e contropelo ad una maggioranza sempre più i balìa di un personaggio come Bossi. E invece cominceranno (sono già cominciati) i regolamenti di conti interni, ci sarà il solito avvicendarsi di poltrone e i soliti battibecchi da pollaio, forse si cambierà segretario e ci si invischierà in questioni da assemblea di condominio, dando tempo a Berlusconi di rimettere in piedi un governo in affanno e di farsi i fatti suoi senza alcun disturbo. E comunque i soliti noti, che fanno più male che bene alla sinistra ormai da 15-20 anni non verranno minimamente spostati né messi a tacere.
Scommettiamo che abboccheranno per l'ennesima volta allo specchietto delle "riforme condivise"?

Quarta e ultima riflessione: l'astensione continua ad aumentare. Vogliamo continuare a far finta di nulla? Vogliamo continuare a pensare che le elezioni si vincano solo sulla base delle alleanze?

Bah.

Aspettiamo fiduciosi la cura contro il cancro che ci è stata promessa, visto che Cota ha vinto in Piemonte.
Entro tre anni, mi raccomando.

Stay tuned,
M

5 commenti:

Baol ha detto...

Capisco perfettamente e concordo quasi su tutto

MiKo ha detto...

Con il nick che ti ritrovi non possiamo non essere affini :)

fudo ha detto...

Ooooh yes. Concordo pienamente su tutto. E sí, faresti bene a contare i 90000 voti a Bono piuttosto che i 70000 alla lista, dato che sono i primi che «hanno fatto perdere la Bresso».
Per combattere l'astensione, la ricetta l'ha trovata il nostro amato Presidente della Repubblica: riforme condivise. Non è un pesce d'aprile purtroppo, è notizia dell'altro ieri.

MiKo ha detto...

E che doveva dire il Presidente della Repubblica? "Per favore fate di tutto per accoppare il presidente del consiglio"? Secondo me è un errore continuare a prendersela con Napolitano. Non è lui il problema, ricordiamocelo sempre. Siamo d'accordo che potrebbe fare di più, ma è stupido contarci. Mi sembra un po' come giocare senza portiere e poi prendersela con l'arbitro quando si perde. Prendersela con Napolitano, tra l'altro, moltiplica i bersagli e svia l'attenzione da quelli che sono i veri problemi...

fudo ha detto...

Sono abbastanza d'accordo con te e mi dispiace di essermela «presa» con Napolitano. È che parole del genere mi gettano un po' (ancor di piú) nello sconforto. A volte invece che fare di piú basterebbe pure fare di meno per appoggiare il governo. Ci sono tante vie di mezzo tra un invito all'inciucio (quanto odio l'uso sbagliato politichese di questo termine, quasi quanto teorema) e uno all'omicidio.
Beh, almeno poi ha rimandato alle camere la riforma dell'articolo 18. Forza Presidente!