mercoledì 19 ottobre 2011

Il Finlandese

Dato che tutto ciò che ha a che fare con parole e lingue mi ha sempre più o meno interessato, non era pensabile che mi trasferissi per un lungo periodo in un paese stranuiero senza per lo meno provare a impararne un po' la lingua.

E dunque dallo scorso autunno ho cominciato a prendere qualche lezione di Finlandese, per quanto non troppo organizzata.

Il Finlandese. Chi mastica un po' di linguistica già sa che il, tanto per cominciare, non solo non è una lingua romanza, e fin qui non ci sarebbe problema, ma non è nemmeno una lingua indoeuropea.


Come il Giapponese, per intenderci, solo che loro sono molto più vicini.




Da brava lingua ugrofinnica, condivide qualche somiglianza con l'Ungherese, più che altro a livello di grammatica, e praticamente questo è tutto (ok, somiglia un po', se non sbaglio, all'Estone, ma insomma).

Siccome il mio Ungherese non è particolarmente fluente il primo, gigantesco problema che si presenta all'ignaro studente di Finlandese è il vocabolario. Letteralmente, non si capisce una parola, non avendo le parole alcuna somiglianza con le lingue che mi sono un po' più familiari.
E quindi, tranne alcuni prestiti come "bussi" e "banaani", davvero non si sa che pesci pigliare.
Siccome, però, non si vive di soli "taksi", lo studente volenteroso comincia da zero l'immane compito di imparare il minimo di vocabolario indispensabile per sopravvivere.
E quando, dopo mesi, ti rendi conto che ancora capisci un numero di parole limitatissimo, capisci di quanto finora ha contato nei tuoi apprendimenti linguistici il fatto di avere a che fare con lingue che sono almeno lontani parenti. Anche molto lontani.

Ma le piacevolezze non finiscono qui. Esaminiamo alcuni simpatiche caratteristiche di questa lingua così amichevole.


  • Ci sono i casi. Nulla di strano, per noi che abbiamo studiato latino al liceo, se non fosse che qui i casi sono 14. O di più, visto che, per quanto strano sia, non esiste un conteggio standard. E con tutti questi casi, manca il dativo.
  • Ah, manca anche un altro caso: l'accusativo. E che caso, è proprio il caso di dire.
  • Non c'è il futuro. Come in Giapponese, se non sbaglio. Vabbe'...
  • Non c'è distinzione tra maschile e femminile. Ok che noi senza il neutro esageriamo, ma perbacco! Se non altro il politically correct non è un problema.
  • Manca il verbo avere. Come in Latino Come in Latino si utilizza il verbo essere insieme a un caso preciso, solo che qui non c'è nemmeno il dativo e la cosa si complica.
  • Ci sono ben sei casi di luogo (più o meno corrispondenti a "da", "verso" e "in", moltiplicati per due perché questi signori han sentito l'esigenza di distinguere luoghi aperti e chiusi).
E una serie di altre cose cos

C'è da dire che, per lo meno, la pronuncia è la più semplice e regolare che conosca: niente eccezioni, niente suoni strani, ogni lettera un suono.

Ma il tutto è reso più complicato dal fatto che qui praticamente tutti parlano Inglese. E non appena si rendono conto che non parli Finlandese, cominciano a parlare in Inglese e non c'è modo di farli tornare indietro.

Cosa, con tutto questo mi spinga a continuare a provare a imparare una lingua che è parlata da non più di 5-7 milioni di persone, una buona metà (per lo meno) delle quali parla perfettamente una lingua che già conosco, non lo so.

Ma non demordo.

Stay tuned,
M

2 commenti:

fudo ha detto...

in che senso «come in latino»? Habere non vale? Non mi ricordo…

MiKo ha detto...

Nel senso come "sum + dativo". Non ho riletto il post e ho usato una formulazione decisamente poco chiara.