mercoledì 12 ottobre 2011

A mi me gusta el tango


Quando sono arrivato in Finlandia, ormai un anno fa, essendoci arrivato senza alcuna preparazione, ho cercato come ho potuto di ricostruire per quanto possibile il mio piccolo mondo.

Il mio piccolo mondo, come dovreste sapere, comprende(va) il coro. E così mi sono messo alla ricerca (prima ancora di aver trovato casa) di un coro in cui cantare. La ricerca si è rivelata non banale, perché, come potete immaginare, il mio Finlandese era (ed è) alquanto scarso e trovare un coro il cui direttore sia abituato, o per lo meno propenso, a parlare in Inglese non è proprio scontato.

Potete dunque immaginare la mia sorpresa e soddisfazione quando ho letto che il coro dell'università stava per fare le audizioni, che era esplicitamente prevista la partecipazione di stranieri e per di più "tenors are most urgently needed"!

E così, tronfio e soddisfatto, sono andato a fare la mia audizione.

Che non ho passato.




Considerando che non si trattava di un coro professionistico, che non sono proprio scarsissimo (nemmeno un granché, ma non sono scarsissimo) e che apparentemente l'esperienza richiesta fosse assolutamente alla mia portata, confesso di esserci rimasto un po' male.

Un po'.

Per qualche tempo ho lasciato perdere, ma dopo essermi finalmente sistemato ho cominciato a guardarmi in giro per cercare di riempire le mie giornate.

E così mi sono iscritto a un corso di tango argentino.

Dico, tango argentino.

Dovete sapere che MiKo ha sempre detestato ballare, risultando per lo più alquanto legnoso ed impacciato e generalmente non provando interesse per l'attività in sè.
Oltretutto non sono proprio uno che attacca bottone facilmente e l'idea di far qualcosa che non so fare con qualcuno che è nettamente più bravo di me mi mette tremendamente a disagio (tranne nei contesti in cui sto imparando qualcosa, ma questa è un'altra storia).

Ma ormai ci sto provando gusto a mettermi in discussione e a fare cose che non avrei mai pensato, per cui mi sono buttato, armato di blocco moleskine per gli appunti e tanta buona volontà.

Incredibilmente, mi piace. E non poco.

Alcuni motivi più o meno buoni per farsi piacere il tango:

  • I Finlandesi, che pure amano il tango al punto da averne una versione tutta loro, hanno un concetto di spazio personale decisamente diverso dal nostro. Vederli costretti a un contatto molto più intimo di quanto non siano abituati ha il suo perfido perché.
  • Non è per niente facile ballarlo bene (e per gli "uomini" il discorso è anche più lungo), ma si riesce a raggiungere in tempo relativamente breve un livello minimo necessario a divertirsi senza ammorbare troppo la persona con cui si sta ballando.
  • Per chi è socialmente impacciato è un ottimo esercizio: sia perché le regole del gioco in qualche modo "prevedono" che si provi a ballare con più persone, sia perché allo stesso tempo l'etichetta in qualche modo garantisce il rispetto del partner, anche nel caso sia nettamente meno bravo di voi.
  • C'è tantissimo da imparare, si possono studiare approcci differenti, esercizi alternativi e attività collaterali, metodi didattici e di apprendimento e chi più ne ha più ne metta. E io, dove ci sono tante cose da imparare in tanti modi possibili, ci sguazzo.
  • Anche un tango ballato maluccio, visto dall'esterno e da chi non ci ha mai provato, fa sempre un grande effetto...
E poi c'è la musica. C'è tutto un nuovo tipo di musica da scoprire, nella storia, nei ritmi, nei diversi stili che si sono susseguiti e tanto altro ancora. E se siete degli information freak come me, non potete lasciarvi sfuggire l'occasione di mettervi a cercare.
E così, visto anche che nel gruppo non c'era nessuno particolarmente esperto o che avesse voglia di farlo, ho cominciato a studiare, a raccogliere un po' di informazioni in giro, ho comprato un po'di CD e iniziato a muovere i miei primissimi passi come Tango DJ.

Non esageriamo.

Diciamo che ho cominciato sì e no a gattonare.

Ma mi sto divertendo un sacco.

E giovedì scorso ho musicalizado la mia prima Milonga.

:)

Stay tuned,
M

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