martedì 8 novembre 2011

Cercansi Acrostici per Spiegare Eziologie

Ovvero, il post di Lorenzo, uno de miei amici più antichi, a cui spetta l'onore di aprire questa miniserie a tema casalingo. 
Lorenzo attualmente (come leggerete) vive in terra elvetica e ha tenuto per qualche mese un blog che mi ha fatto ridere, pensare, leggere e, data la sua prolificità, perdere un sacco di tempo.
Imperdibile la serie "Doomed".
Poi ha smesso.
Se volete convincerlo a ricominciare a scrivere, non vi resta che andarlo a trovare QUI
Buona lettura,
M


Ve le ricordate le niù tàun che Berlusconi prometteva dopo il terremoto de L'Aquila? 19 nuovi centri costruiti, in deroga alle procedure urbanistiche ordinarie, intorno alla città terremotata. Fatti di C.A.S.E. (foto1)

Per il brillante-stagista-dei-Power-Point della Protezione Civile che fu incaricato di uscirsene col glorioso acrostico erano Complessi Abitativi antiSismici ed Ecosostenibili.
Per i suoi capi, nonché per il capo dei suoi capi, quelli abituati ai Centri Abbronzatura con Sauna ed Escort, per intenderci, dovevano essere Capanne Abbacinanti Salva-Esecutivo.

Per gli esemplari di imprenditor edilis ridens che avrebbero lucrato sulla loro costruzione, invece, si trattava di Costosissimi Abbaruffi Stimolanti Eccitazione. 
Per gli aquilani sfollati e rilocati erano e restano Costruzioni da Abitare Senza Entusiasmo.

Per arrivare a pensare che quei 5000 appartamenti standardizzati, prearredati e inventariati, da lasciare nello stato-in-cui-mi-avete-trovato (i contravventori saranno puniti a norma di legge), potessero diventare le case dei terremotati più di quanto possa esserlo un residence o un bed&breakfast, bisogna intendere l'abitare in maniera piuttosto primitiva. Al livello di "Cercasi Antro Senza Elefanti", ecco. (foto 2)

Ma siccome all'idiozia in buona fede, quando ne va di un Governo, dei suoi poteri forti preferiti e dell'immancabile corollario di organizzazioni a delinquere, non si può credere, è meglio pensare che ridare delle case da abitare agli aquilani semplicemente non fosse una priorità. Altrimenti non si sarebbe sovvertito l'andamento del processo di ricostruzione, che dovrebbe cominciare col rendere agibili le case leggermente danneggiate, affidando ad imprese locali messa in sicurezza degli edifici e raccolta delle macerie (citofonare Zamberletti). O non sarebbe venuto in mente a nessuno di far stampigliare i loghi "Protezione Civile", "Progetto C.A.S.E.", "Repubblica Italiana" sui secchi da champagne - per brindare a un ritorno (a casa)? O non si sarebbe spezzata una comunità complessa e più o meno coesa in 19 periferie vuote, mal collegate, da urbanizzare a spese delle amministrazioni locali. 
Un progetto complesso ma di alto valore etico: Cretini, Adorate Silvio l'Eletto. (foto 3)


Le assurdità del progetto C.A.S.E. dicono anche delle cose sulla Casa, quella in cui, volendo, si potrebbe girare in Canottiera Ambrata Sporca di Espettorato. 
Per esempio, che la casa resta la casa anche quando ha ucciso tuo padre, tuo nonno, tuo figlio. Oppure quando non ci puoi più abitare, quando te ne danno una nuova. Quando sta dietro un muro, o un mare, e non sai se e quando la rivedrai. Perfino se sai che non esiste più. E infatti a L'Aquila le case stanno ancora nel centro storico militarizzato, quello dove Cittadini Attivi Scavavano Ebdomariamente, mentre le C.A.S.E. rimangono 15.000 foresterie ad orologeria, che prima o poi cambieranno occupanti e/o destinazione d'uso.

D'altro canto, la casa non è per sempre. Si cambia casa per poter stare più comodi, per farsi una famiglia, per andare a vivere all'estero. E non è che tutti se la portino sulle spalle come il vecchietto di Up (foto 4) (SPOILER ALERT: che poi perfino lui finisce per lasciarla indietro, per salvare la compagnia bella).
Però, to build a home (http://www.mediafire.com/?dwhmwxjmwjo) bisogna prima scegliere di cambiare vita, e, soprattutto, ci vuole tempo. Perché le case, pure le caverne dei cavernicoli, si riempiono, si sporcano e si trasformano per adeguarsi alla vita che facciamo, dentro e fuori di esse, per testimoniare del nostro lavoro, dei nostri hobby, dei nostri vicini, dei nostri ospiti. Sono memoria, quindi identità. Le vere case non sono tanto Confortevoli Alcove Spaziose ed Eleganti, quanto Cubicoli Autarchici Stratificati ed Ergonomici.

Negli scorsi 3 anni e mezzo, io ho vissuto a Ginevra. Ho traslocato 13 volte, a un certo punto ho dovuto cominciare a segnarmi dove ero stato, per non correre il rischio di scordarmi dei miei luoghi della memoria. Ora abito da un anno e mezzo al 19 di rue des Gares, con 2 coinquiline, in una casa coi pavimenti di legno e un bel cortile sul retro. Gli spazi comuni sono decenti, camera mia a volte sembra una soffitta. Credo sia la prima volta che, prendendo il treno da Napoli, abbia la sensazione di star tornando a casa. 
View maisons in a larger map

2 commenti:

Arianna ha detto...

Ricomincia a scrivere, ci sei mancato... (ricatto affettivo)
Vedi di ricominciare a scrivere se no le prendi. (minaccia)
Ricomincia a scrivere, se ne hai il coraggio! (sfida)

Allora, ti ho convinto? ;-)

MiKo ha detto...

Ricomincia a scrivere, il mio blog è comodo, non ti pare? Ci si trova bene...