giovedì 17 novembre 2011

L'Italia attraverso facebook

Qualche giorno fa, prima che Monti andasse al Colle (visto che Maometto non andava ai Monti)  leggevo un po' i vari aggiornamenti di stato su facebook, come faccio fin troppo spesso.

E, per quanto facebook non sia certamente un campione statistico significativo, mi è balzata agli occhi una cosa, certamente non particolarmente profonda, ma che voglio condividere qui.

Vi avverto: è un flusso di coscienza piuttosto disordinato che non ho voglia di rileggere o di correggere, quindi potrebbe essere un po' faticoso da seguire e forse anche un po' sconclusionato.





Uno dei danni maggiori della vita politica degli ultimi 20 anni è stata una polarizzazione degli animi estrema.

A qualsiasi livello, ci hanno trasformato (notare la prima persona plurale), in tifosi, in fan, in hooligan.

In negativo, però.

Ci sono soprattutto nemici da sconfiggere.

Le discussioni politiche ormai vertono su chi è il male peggiore.

Se hai una visione politica su qualcuno hai due possibilità:

1) è l'unica alternativa
2) è da mandare a casa.

Ed è facilissimo passare da 1) a 2) (o più raramente viceversa).

E notate che le due cose non sono poi così distinte: si può andare avanti dicendo che gli altri sono da buttare, e che i "nostri" sono l'unica alternativa, senza doverlo spiegare perché o in che modo i nostri sono l'unica alternativa.

Una delle cose che è riuscite meglio a B. in questi ultimi quasi 20 anni è stata di forzare tutti in un continuo stato di campagna elettorale.
Non voglio nemmeno dire che sia stato lui e basta, ma senza dubbio è stato quello che maggiormente è riuscito a sfruttare la situazione, esacerbandola perché ovviamente gli conveniva.

Riflettiamo: uno dei motivi per cui ha vinto tanto spesso è stata la sua capacità di forzare contemporaneamente su tutti e due i punti.

Lui è l'unica alternativa e tutti gli altri sono da mandare a casa.

Cosa hanno fatto dall'altra parte per rispondere? Hanno puntato tutto sul punto 2), che è una strategia che può pagare solo se sei "piccolo" (come l'IDV).
Tranne Veltroni, ovviamente, che ha puntato tutto sul punto 1), in maniera assolutamente poco credibile.

E infatti hanno perso.

Tranne quel certo professore che, forse abituato ai consigli di facoltà, è riuscito a trovare un certo equilibrio tra le due cose, in modo flemmaticamente accademico, ma pratico. Cercando anche di aggiungere  qualche contenuto per la via.

E infatti ha sempre vinto, nonostante tutto.

Ma il problema non è nemmeno questo: si può sempre sperare (almeno in teoria) in un ricambio generazionale di classe politica.

Il problema grave è che questa polarizzazione delle opinioni è percolata a tutti i livelli, trasformando ogni discussione in una sorta di scontro religioso in cui si fa fin troppo presto a cambiare i propri dogmi.


Ma i dogmi sono pericolosi, sempre, perché spengono il cervello.

Abbiamo perso il lusso della discussione, del confronto.

Ci stiamo rifugiando sempre più in un'acritica incapacità di ragionare, stiamo diventando schiavi delle emozioni, della politica fatta "con la pancia".

Il linguaggio politico è diventato un linguaggio emotivo e di un'aggressività senza fine. Chiunque può dire tutto e/o il contrario di tutto (e spesso lo fa) e attaccare qualunque cosa senza alcun pudore.

Ci si lamenta continuamente di quanto le cose vanno male, ma ci guardiamo bene dal proporre soluzioni che non siano basate sull'eliminazione di fantomatici avversari o assolutamente staccate dalla realtà.

Siamo talmente abituati ad avere regole senza senso, e spesso semplicemente incomprensibili (nel senso che non si capisce la regola vera e propria, non la ragione), che ci siamo abituati ignorarne l'esistenza.
E siamo talmente abituati a infrangere le regole che ognuno si sente giustificato a seguire il proprio malleabile codice, in un relativismo etico e legale devastante.
Salvo, ovviamente, lamentarci dell'assenza di regole.

I complottismi sono aumentati in maniera esponenziale, anche grazie a internet (non sto criticando il mezzo, lungi da me). C'è sempre un "sistema", una "casta" un "potere forte" una "dittatura" responsabile di ogni male, fino alla prossima new entry. Chiunque è pronto a gridare alla censura per qualsiasi cazzata.

Se qualcuno tocca anche minimamente i nostri interessi, anche se un minuto prima era la nostra ancora di salvezza, diventa immediatamente un altro mostro da combattere. E ovviamente questo succede sempre: chi prende le decisioni prima o poi prenderà una decisione che a noi andrà male, a meno che non siamo noi stessi le persone in carica.
E qualsiasi cosa faccia in seguito, è certamente sbagliata:
fa qualcosa che ci va male? Va buttato dalla finestra.
Fa qualcosa che fino a un momento fa ci andava bene? Prima di fare questo e avrebbe dovuto fare quest'altro, che è certamente più urgente e grave. Quindi va buttato dalla finestra.
Fa qualcosa che proprio proprio non riusciamo a criticare? Era ora, ma questo non toglie che vada buttato dalla finestra.

Ma questi cambiamenti si riflettono un po' in tutto quello che facciamo.
Abbiamo la tendenza a "politicizzare" in questo modo malsano tutti i nostri rapporti tra individui.
Capitemi: non sto dicendo che buttiamo tutto in politica, sto dicendo che gli effetti negativi sulla dialettica politica passano per osmosi al nostro modo di pensare in generale.

Le parole non contano più, sono state svuotate di ogni significato, sono versate a fiumi sull'onda del momento.

Gli aggettivi sono diventati clave: puoi essere tacciato di essere troppo "giovane", "vecchio", "fascista", "comunista", "mafioso", "giustizialista" e così via indipendentemente da cosa questo significhi e da cosa si sia fatto.

La razionalità è diventata un male, lo scambio di opinioni anche.


Io ogni tanto riesco ad astrarmi, a guardarmi dal di fuori e rabbrividire.

Come matematico, come scienziato, non voglio, non posso e non devo accettare questa dittatura delle emozioni.
Ma costantemente ne sono vittima come tutti gli altri.

Gli stregoni stanno vincendo, speriamo non ci distruggano.

Dopo tanti anni di evoluzione, sarebbe un vero peccato per il nostro cervello.

Stay tuned,
M

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