venerdì 25 maggio 2012

Terremoti

Il tempo che perdo su Facebook, è cosa nota, è tanto. Ma di tanto in tanto, lo strumento del demonio Zuck  stimola riflessioni interessanti.

E questo per me, è un merito sufficiente per continuare a frequentarlo con assiduità (beninteso che anche se così non fosse, cazzeggiatore come sono, ci passerei le mie giornate lo stesso).

Oggi ho letto sulla bacheca di un amico di mio fratello il seguente stato:

In questi giorni si parla molto di terremoti. Non lontano da dove vivo, a Bologna, una violenta scossa di terremoto ha ucciso delle persone, causato danni ingenti, e spaventato a morte migliaia di persone, e di bambini.
Domenica 23 novembre del 1980, verso le otto di sera, la Campania e la Basilicata furono colpite dal terremoto più violento e distruttivo in Italia nel dopoguerra. Come tutti ricorderete, i morti furono migliaia, i senzatetto centinaia di migliaia, e i bimbi terrorizzati molti di più. Io avevo sette anni. Non penso spesso a quella serata, ma in questi giorni, mi è capitato di riviverla per intero, di ricostruirla, di metterla in prospettiva. E ho pensato a quanti di voi conosco, che dovete averla vissuta anche voi, quella serata, da bambini, e con cui non ne ho mai parlato, perché passato il tempo non la si rievocava certo con piacere. E invece adesso mi piacerebbe saperlo, come la viveste quella serata, come fu la nottata passata forse in macchina, forse chissà dove, e cos'altro vi ricordate. Intanto, un abbraccio forte a quei bambini spaventati che sono diventati i miei amici. Ciao

Io non c'ero ancora e quel terremoto l'ho vissuto solo nei racconti dei miei familiari.

Racconti impressionanti anche per chi, come me, era solo da poche settimane nella pancia della mamma.

Una delle cose che mi colpisce di più (e potrei anche averlo già scritto da qualche parte su questo blog) è la "voce" del terremoto. Una voce cupa e cattiva, catturata per caso da una radio di Avellino che stava riversando su nastro un pezzo musicale.

Questa voce:



Come ho già detto, io non c'ero. Ma i miei fratelli sì. Ecco cosa racconta mio fratello maggiore:
Era sera. Nella nostra vecchia cucina, sul tavolo di marmo io e mio fratello mangiavamo una frittata di pasta, appena tirata fuori dalla padella. Mia madre era con noi, mio padre nello studio, i miei nonni uno nella sua stanza e l'altra e vedere la televisione. Alla prima ondulazione, fissiamo attoniti il lampadario. Poi ricordo mia madre che ci trascinava sotto un architrave, e la ricordo pregare, lei che certo non era credente. In un attimo di sosta, la corsa peri quattro piani di scale del la nostra casa di Corso Umberto, a Napoli, a due a due, senza ancora aver capito molto della cosa. Arrivati in strada, ricordo una stranissima sensazione, di gambe che tremano, di una paura che non afferravo ancora con la logica, ma che mi scuoteva senza che sapessi bene il perchè. La mattina eravamo stati a visitare Pompei, pensavamo al Vesuvio e alle scosse che avevano preceduto le sue eruzioni. Poi la notte in auto, in 6, con me e mio fratello bambini nel bagagliaio. La mattina dopo, alle sette, mio fratello chiama mia madre: mamma, semto un gocciolone! Era la condensa di noi bestiame umano, chiusi in auto per una notte troppo insolita per chiedere qualunque cosa, passata con le orecchie sulla radio, e senza telefonini.
E per chi ha vissuto questo e altri terremoti, voi che ricordi avete?

Stay tuned,
M

PS: ovviamente, riporto quanto scritto con il beneplacito dei diretti interessati.

1 commento:

fudo ha detto...

il giorno del terremoto dell'Irpinia io non ero nemmeno stato concepito, e comunque la mia famiglia era ben lontana. Fortunatamente non ho mai vissuto scosse di entità simile, ma posso dire di averne collezionate un po' anche in trasferta: in aggiunta alle 2 o 3 «casalinghe» di cui ho qualche ricordo, ne ho sentite una a Ustica e una a Tokyo (e questa la ricorda anche il vostro fedele MiKo). Entrambe mi svegliarono, e la seconda forse mi spaventò anche un po', ma di certo nulla a che vedere con quanto sta avvenendo anche oggi in Emilia.
Speriamo che le cose si calmino.