mercoledì 27 giugno 2012

Il ministro e la Costituzione

Questo blog esce temporaneamente da un lungo letargo perché stamattina mi è presa un'incazzatura come non mi succedeva da quando c'era ancora il nano al governo.

Non è che faccia i salti di gioia per questo governo, ma finora non ho mai avuto troppo da ridire, ha una linea e la segue, raggiungendo risultati impensabili con quel parlamento che si ritrova.

Voglio dire, ricordiamoci sempre cosa c'era prima.

Ma ci sono cose che mi fanno saltare i nervi più delle dichiarazioni del sottosegretario Polillo (uno che farebbe bene a contare fino a mille prima di parlare).

Tipo quando il ministro Fornero dichiara al Wall Street Journal:

"People's attitudes have to change. Work isn't a right; it has to be earned, including through sacrifice."
Per i meno anglofoni tra i miei lettori:
"L'attitudine delle persone deve cambiare. Il lavoro non è un diritto; deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio."
Il lavoro non è un diritto?


Costituzione italiana 101. Prima lezione.
ART. 1: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. [...]
Fin qui si potrebbe opinare in malafede che questo non vuol dire che il lavoro sia un diritto, ma non dobbiamo leggere molto prima di arrivare a:
ART. 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. [...]
Come la mettiamo, ministro?

Stay tuned,
M


2 commenti:

fudo ha detto...

Ha provato a metterci una pezza, ma il risultato lascia comunque a desiderare.

Alessandro Marzatico ha detto...

Fatto sta che il salario, o lo stipendio, di certo non lo sono.