giovedì 7 gennaio 2016

6 Cose che non sopporto più

Prima di tutto un piccolo aggiornamento sul post precedente:
1) Capodanno smaltito con successo e peso tornato sotto il livello di guardia. Yay!
2) Già fatte le prime due corsette dell'anno. Ieri mattina ho fatto la mia prima corsa oltre 10km da 6 mesi a questa parte. Tempi terrificanti, ma considerando che non mi muovevo da 4 mesi almeno, sono più che soddisfatto.
3) Prima birra dell'anno in fermentazione. In trepidante attesa della mia "America's next bitter".
4) Ho pubblicato questo post. Altri 11 e il mio arbitrario obiettivo stagionale è raggiunto.

Come inizio non è male.
E anche se non ve ne frega niente, ve lo dico lo stesso, ché mi massaggia l'ego :)

Ma veniamo all'argomento del post.

In sostanza, ispirato da cose che vedo sulla mia bacheca Facebook, mi lagno. E nella speranza di tornare a scrivere di cose più interessanti, invece di scrivere un post per ogni lagnanza, ne metto qui 6 all'ingrosso.

  1. Non sopporto più la tendenza al cercare di attribuire la colpa di tutto a qualcuno o qualcosa, a prescindere. Ancor meno sopporto quando questo qualcuno o qualcosa sono "L'Europa", "L'Euro", "I politici", "Renzi", "Il PD", "Il M5S"  ecc. So che è difficile da accettare, ma a volte la colpa è nostra. O non è di nessuno. O è di una somma di cause complesse e difficilmente definibili. Inventarci ragioni a caso per poter dare addosso al nostro concetto preferito non serve a nulla e anzi peggiora la situazione, perché ci si allontana dal poter anche solo pensare di risolvere il problema. Tanto per fare un esempio: mi è capitato non molto tempo fa di avere una lunga discussione con una persona che attribuiva tutti i mali del mondo all'Euro e alla UE. Ho smesso di discutere quando mi si è cercato di convincere che l'inquinamento dell'Italsider è stato causato dalle politiche liberiste dell'Europa dell'Euro.
  2. Non sopporto più la brutta abitudine di abusare di numeri e dati. Si prende un grafico a caso e lo si usa come ovvia dimostrazione della propria tesi. L'errore più comune è sempre il voler attribuire una causalità in presenza di una correlazione, ma spesso e volentieri ci si limita a prendere un grafico o dei dati e raccontare qualcosa che con quel grafico non ha nulla a che fare o quasi. O addirittura dire qualcosa che è in contraddizione con quello che il grafico mostra. Certo, apprezzo che uno cerchi di basare le proprie argomentazioni e convinzioni su dei dati, ma dei numeri da soli non danno autorevolezza di per sé.
  3. Non sopporto più che non si possa dire nulla di negativo su Napoli senza essere accusati di voler praticare Sputtanapoli, sport nazionale. Diciamoci la verità: Napoli è una città in cui si vive male, sporca, rumorosa, in cui è difficile fare qualunque cosa. Siamo sommersi da strafottenza, incuria, camorra, completa avversione a qualsiasi regola e autorità. Chi lo nega è in malafede o non ha idea di cosa succeda al di là del proprio naso. Detto questo, Napoli è piena di progetti interessanti, di bellezze, di umanità commovente e di spaghetti pizza e mandolino (in senso positivo), di cultura, chiese, storia e tutto il resto. La storia millenaria, però, non pulisce le strade (cit.). Questo non vuol dire che io non ami la mia città, che non riconosca il coraggio e la forza d'animo di chi ci si impegna e cerca di fare qualcosa, o che non sappia che Napoli abbia dei problemi causati dal solo fatto di essere al sud. Ma ignorare i problemi o attribuirli ad altri e gettarsi addosso a chi evidenzia questa banale verità, dal mio modesto punto di vista, rende la situazione ancora peggiore. I problemi ci sono e nella maggior parte dei casi non sono dovuti ad elementi esterni (vedere punto 1). 
  4. Non sopporto più i vegan e i vegetariani d'assalto. Non i vegan e i vegetariani in generale: cosa decidi di mangiare tu non è affar mio, e mangiare meno carne e carne rossa fa certamente bene dal punto di vista dell'inquinamento (purché non ti nutra di papaya al polo nord), quindi ti ringrazio anche. Io stesso ne mangio molto meno di quanto non facessi prima. Quelli che non sopporto più sono i vegan che devono ad ogni costo convincerti della propria superiorità morale, che ti mostrano foto di animali torturati dalle multinazionali cattive e soprattutto augurano le peggiori disgrazie a noi, che osiamo mangiare cadaveri e dunque meritiamo di morire di morti atroci.
  5. Non sopporto più gli antivaccinisti e gli antivivisezionisti. Anche qui ci sarebbe da fare distinzioni, visto che persino tra gli antivaccinisti c'è chi ha semplicemente dubbi o è male informato e vorrebbe capirne di più. Ma la stragrande maggioranza no. E mi rivolgo a quella stragrande maggioranza tutt'altro che silenziosa che augura ogni male a noi servi di big pharma: non solo non capite un cazzo di medicina, di scienza e di statistica, ma col vostro comportamento irresponsabile e arrogante uccidete persone e danneggiate l'umanità. Mi fate ribrezzo.
  6. Non sopporto più i duri e puri. Si tratti di religione cristiana, islamica, ebraica, politica, filopalestinese, sionista, economica, calcistica, partitica o di qualunque altro tipo non fa differenza. Quando è la fede che parla, il cervello si spegne. E spesso è un vero peccato.
E tante altre cose, ma fermiamoci qui.

Stay tuned,

M.

2 commenti:

Ulderico Dardano ha detto...

premesso che condivido i tuoi "non sopporto più" e la tua esasperazione, mi permetto di condividere la conclusione a cui sto arrivando io. Quello che io non sopporto piu' e' il fatto che i mezzi di comunicazione che abbiamo permettono a tutti a dire la loro (cretinata) e -anzi- piu' essa e' una cretinata, meglio viene veicolata. Insomma... i cretini ci sono sempre stati, ma ora noi ascoltiamo forte il loro ronzio. Dapprincipio pensavo mi fosse utile conoscere le loro argomentazione, per poterle controvertire. Ora sto capendo che la cosa piu' utile e' invece "bannarli" dalla mia vita.

MiKo ha detto...

Ci ho pensato anche io. Ma non mi va di pensare che la causa sia solo dei mezzi di comunicazione. Certo, il fatto di essere in grado di "sentire" le chiacchiere di molte più persone contemporaneamente e con più difficoltà di filtrarle inevitabilmente espone al rischio di sentire più cose irritanti. Il mio problema sulla conclusione, però, in diversi casi si tratta di persone assolutamente ragionevoli, interessanti e con cui vale la pena parlare. Solo che ogni tanto tirano fuori discorsi che mi fanno saltare i nervi. E sempre sugli stessi argomenti. Esempio classico: il tifoso di calcio. O il tifoso di questo o quel partito.