mercoledì 27 aprile 2016

Kouign Amann! #Daringkitchen

So, here's the news: I subscribed to the daring kitchen.

This means that each month I get to try a new recipe and reveal the results on the 27th of the month here on the blog.

The strange thing is: I heve been wanting to tell you about this for weeks, and today I almost forgot about it.

Anyway, this month's recipe was the Kouign Amann. It is a pastry from Brittany made of flour, sugar, yeast and butter. Loads of butter.

I was very excited to try this, because is a laminated dough pastry, which is a technique I plan to experiment with and because it reminded me of the few times I have been in Brittany.
Unfortunately, I am not particularly pleased with the results, but they tasted good and were gone after just a few hours, so I won't complain too much.

You can find the original recipe here but keep in mind that it didn't work for me: nobody else seems to have had the same problem, but for me it was too much water; I had to add quite a lot of flour and still the dough was a very soft one, which kept absorbing the butter and someway spoiling the lamination process. Also, the oven temperatures were too high for me, but that depends on the oven.

Anyway, it was fun to do, so give it a go if you are into this kind of things :)

Stay tuned,

M.

PS: Taking pictures of food is horribly difficult, especially in the evening.

PPS: My post n. 200 YAY! \o/

martedì 26 aprile 2016

La birra artigianale è in fermento

E non parlo della mia. Parlo del mondo della birra artigianale in Italia. Notizia di pochi giorni fa è che Birra del Borgo, uno dei microbirrifici più di successo nel panorama è stato acquistato da AB Inbev.

Per chi non se ne intende: AB Inbev è il più grande colosso birricolo (termine da me appena inventato) del pianeta, che controlla qualcosa come il 30% del mercato mondiale.

Non era mai successo prima in Italia, e le reazioni sono state molteplici. Molti piccoli produttori hanno reagito in modo, per così dire, sopra le righe, gridando al tradimento.

Io non la vedo così.

Un'impresa che nasce piccola e riesce a crescere fino a diventare sufficientemente importante da attirare l'attenzione dei colossi finisce quasi sempre per essere comprata. Nell'IT è un po' lo sbocco naturale delle startup di successo.

D'altra parte mettetevi nei panni dell'imprenditore che si vede fare un'offerta che gli garantisce la stabilità economica (sempre in bilico per le piccole imprese, soprattutto in Italia) e sancisce il successo della sua creatura.

Certo, non necessariamente l'epilogo è piacevole.

Difficilmente si potrà considerare ancora Birra del Borgo un microbirrificio artigianale (così come non si può considerare la poretti n luppoli birra artigianale).

Ma io probabilmente avrei fatto lo stesso.

Anche perché bisogna considerare che un colosso, anche un colossino, se vuole metterti fuori mercato ci mette una settimana. E di storie di questo tipo ce ne sono tantissime.

E quindi questo.

Birra del borgo non è più un microbirrificio.

Il mercato italiano della birra artigianale è evidentemente in evoluzione e siamo al giro di boa.

Vedremo chi sarà il prossimo.

Stay tuned,
M.

venerdì 15 aprile 2016

Buone e cattive

Ancora sul referendum, ché sto cercando di chiarirmi le idee sul da farsi.

Una buona ragione per votare sì (finora praticamente l'unica che ho sentito dai sostenitori del referendum): se il sì non vince, sostanzialmente si autorizza (salvo che l'Europa non ci fustighi, come possibile, per aver fatto casini con le regole sulle concessioni) una compagnia di estrazione a lasciare lì una piattaforma in eterno senza sobbarcarsi i costi di smantellamento.

Una buona ragione per votare no: smantellare una piattaforma di estrazione di gas (come sono la stragrande maggioranza di quelle interessate dal referendum) prima che il giacimento sia esaurito comporta dei rischi ambientali affatto trascurabili.

Una buona ragione per non votare: questo referendum era evitabile, l'aspetto tecnico poteva e doveva essere risolto in altra sede e in ogni caso le conseguenze sono minimali.

Una buona ragione per votare: non è che se Berlusconi o Craxi invitano ad andare al mare mi girano le palle e se lo fa Renzi no. Riguardo a Napolitano, "magistrale" my arse, come dicono gli Inglesi.

E poi ci sono mille ragioni cattive.

venerdì 8 aprile 2016

Referendum bohTriv

Al referendum voterò sì, perché l'orientamento del governo, in particolare alla luce degli ultimi fatti, sembra essere un po' troppo a favore delle fonti energetiche fossili.

Al referendum voterò no, perché dal punto di vista ecologico è la cosa più razionale: a parte che tra meno e più di 12 miglia non cambia nulla, la maggior parte delle piattaforme interessate sono piattaforme di estrazione di gas; dismettere una piattaforma per l'estrazione del gas prima che il giacimento sia esaurito è un rischio ambientale maggiore rispetto a quello dato dalle poche piattaforme petrolifere (perché, a quello che capisco, bisogna tapparle con del cemento e la cosa è tutt'altro che priva di rischi).

Al referendum voterò scheda bianca, perché trovo la campagna che si sta facendo da parte del sì e da parte del no(n voto) sia mistificatoria.

Al referendum non voterò, perché tutto sommato è un referendum che ha conseguenze estremamente limitate e vorrei che ci si concentrasse su altro.

Al referendum andrò a votare, perché se c'è una cosa che non sopporto è l'astensione.

Al referendum voterò sì, perché dal punto di vista del mercato (!) non si possono cambiare le regole in corso d'opera (prima concedo diritti a scadenza con certe regole, e chi non li ottiene può passare al giro successivo, poi a un certo punto chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori, in più le concessioni non sono più a scadenza).

Al referendum voterò no, perché per quanto pochi, ci sono posti di lavoro che si perderanno e per quanto poco, la parte di idrocarburi non estratta sarà comprata, a prezzo maggiorato, altrove.