venerdì 15 aprile 2016

Buone e cattive

Ancora sul referendum, ché sto cercando di chiarirmi le idee sul da farsi.

Una buona ragione per votare sì (finora praticamente l'unica che ho sentito dai sostenitori del referendum): se il sì non vince, sostanzialmente si autorizza (salvo che l'Europa non ci fustighi, come possibile, per aver fatto casini con le regole sulle concessioni) una compagnia di estrazione a lasciare lì una piattaforma in eterno senza sobbarcarsi i costi di smantellamento.

Una buona ragione per votare no: smantellare una piattaforma di estrazione di gas (come sono la stragrande maggioranza di quelle interessate dal referendum) prima che il giacimento sia esaurito comporta dei rischi ambientali affatto trascurabili.

Una buona ragione per non votare: questo referendum era evitabile, l'aspetto tecnico poteva e doveva essere risolto in altra sede e in ogni caso le conseguenze sono minimali.

Una buona ragione per votare: non è che se Berlusconi o Craxi invitano ad andare al mare mi girano le palle e se lo fa Renzi no. Riguardo a Napolitano, "magistrale" my arse, come dicono gli Inglesi.

E poi ci sono mille ragioni cattive.

Non si vota per evitare disastri petroliferi nel Mediterraneo: le piattaforme petrolifere interessate sono pochissime. E non è che se vengono spostate pochi chilometri più in là cambia nulla. In sostanza non si vota per salvare il mare.

Non si vota per evitare nuove trivelle. Le trivelle sono già vietate.

Non si vota perché bisogna spostare l'attenzione sulle rinnovabili: quale che sia il risultato, la politica sulle rinnovabili non cambierà di punto. Chi lo sostiene è stupido o in malafede.

Tanto sono solo 1200 posti di lavoro più 2400 nell'indotto. Da quando 3600 posti di lavoro sono pochi?

Le compagnie petrolifere estraggono in Italia solo perché la quota che devono versare allo Stato una quota tra le più basse del mondo. E allora? Quindi è un fatto economico? Quindi se lo Stato trattenesse il 10-15% invece del 7 andrebbe bene?

La quota di idrocarburi estratta è molto piccola. E allora? Quindi bisognerebbe estrarne di più? Oltretutto, esattamente chi stabilisce quanto è poco e quanto è tanto? E come credete verrà coperto il fabbisogno attualmente coperto da quel poco?

E così via.

E infine ci sono un paio di ragioni che non sono riuscito a verificare, perché si entra nei dettagli del legalese e ci vuole un esperto. Entrambe le ragioni, a mio parere, sarebbero ragioni forti.

Se vince il sì, in quanto oggetto del referendum, a quel capisco il governo non avrebbe la possibilità di cambiare l'articolo di legge interessato. Il che vuol dire che si scongiura il pericolo più o meno immediato (che si avrebbe in caso di vittoria del no o non raggiungimento del quorum) che l'articolo venga cambiato e che si ricomincino a dare concessioni per l'estrazione entro le 12 miglia.

Senza il referendum, le concessioni valgono per 30 anni, poi possono essere rinnovate per 10, poi per 5, ancora per 5 anni e infine un'ultima volta fino all'esaurimento del giacimento. Quest'ultimo rinnovo è l'oggetto del referendum. Ma non è assolutamente chiaro (e vi assicuro che ho cercato: se volete convincermi del contrario dovrete portarmi delle fonti molto affidabili; le semplici parole di Emiliano non mi bastano) se sarà possibile richiedere rinnovi delle concessioni in assoluto. A me non piace che si cambino le regole durante il gioco; questo sarebbe un motivo per votare sì (visto che sono per l'appunto state cambiate aggiungendo quest'ultimo rinnovo della concessione indefinito), ma sarebbe anche un motivo per votare no, nel caso in cui saltassero anche i rinnovi precedenti.

Alla fine d'istinto io vorrei votare sì, se non altro per un mero fatto politico, ma razionalmente probabilmente dovrei votare no. Ma i comitati per il sì stanno facendo di tutto per farmi passare la voglia.

Ancora una volta #ioVotoBoh

Stay tuned,

M

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