martedì 14 giugno 2016

#JeSuisPulse

Di solito non mi piace parlare subito dopo qualche attacco di stampo più o meno terroristico.

Non cambio la mia foto del profilo FaceBook.

Leggo, rifletto e, per lo più, me lo tengo per me o scrivo qui.

Questa volta è un po' diverso, anche se avevo deciso di non scrivere al riguardo.

Questa volta c'è stato un intervento che mi ha fatto cambiare idea.

Non si tratta dei soliti "tutti Charlie/pronti a mettere le bandiere Francesi" e adesso che i morti sono [Gay/Africani/Qualunquecosa] nessuno fa nulla.

Di questi commenti ne ho piene le tasche. Anche se stavolta sono peggio del solito. Stabilire per me che dovrei scrivere #JeSuisGay e dire che se non lo faccio allora in realtà non me ne importa perché i morti erano gay o perché me ne vergognerei è un discorso di un becero senza fine.

A parte che le vittime erano di tutti gli orientamenti sessuali, ma quello che più conta è che sono morti e prima erano vivi. Il problema non è solo di chi considera un insulto essere gay, brutti imbecilli, il problema è anche chi caratterizza le persone per il proprio orientamento sessuale quando non è significativo (ovvio che vengo a letto con te mi interessa sapere se sei gay o etero). Erano giovani, erano vivi e sono morti. Chissene sbatte di con chi andavano a letto? Mica dopo il Bataclan eravamo tutti metallari?

Mi si dirà che in questo caso sono stati uccisi perché erano a una festa gay.

Lo dice anche Giovanardi.

Quindi non sono stati questi commenti a farmi scrivere questo post.

No, invece quello che mi porta a scrivere è un commento della mia amica NonSiSaMai la quale, sostanzialmente, dice di essere abbastanza sconvolta dal fatto che la strage di Orlando sulla sua bacheca FB ha avuto meno risalto della partita dell'Italia.

Questo mi ha colpito un po' di più e ho cercato di ragionare sul perché anche io sembro avere superato troppo rapidamente quello che è successo. In cosa è diverso Orlando da Parigi?

Mi sono venute in mente tre possibili differenze. Tre scuse, sia ben chiaro, ma che almeno in parte possono spiegare il comportamento diverso. Almeno il mio.

La prima è quella che mi fa sentire più in colpa. Ed è che l'America è lontana. O almeno in questo caso è percepita come tale.

La seconda è che è stato tutto molto veloce. Sparatoria, 50 morti, killer ucciso. Non c'è stato nemmeno il tempo di metabolizzare l'orrore come tale.

La terza è la più terribile. Ed è che per un bel po' la strage qui è stata presentata come l'ennesimo mass shooting. E la parola chiave è "ennesimo". Ci siamo talmente abituati al copione sparatoria/morti/killer ucciso da esserne anestetizzati. E considerarlo un fatto normale negli USA. Per dire, mi risulta che negli ultimi pochi giorni negli Stati Uniti ci siano state un'ottantina di vittime da arma da fuoco senza contare il Pulse. Ci siamo talmente abituati da poterlo considerare una peculiarità americana. Si, ok è orribile, ma qui da noi questo non succede.

Pazzesco.

E così mi sono imposto per lo meno di guardare una per una le foto delle vittime. Un esercizio che consiglio. Il tempo che ci vuole a guardare le foto e leggere le didascalie da un'idea dell'enormità della cosa.

E così #JeSuisPulse, ma anche forza Italia, ché la vita continua e deve continuare. Altrimenti vincono loro.

Stay tuned,

M.

1 commento:

fudo ha detto...

dopo il Bataclan diversi «opinionisti» (mi pare di ricordare Ferrara, ma probabilmente anche Giovanardi, conoscendolo) diedero la colpa alla «musica satanica». Solo che gli Eagles of Death Metal non suonano metal, a dispetto del nome ironico, per cui fu più ridicolo che altro.